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Lapo Elkann, Manager Fiat e nipote di Agnelli: overdose di cocaina con un trans

Posted by C. Retino on Oct 10th, 2005 and filed under Personaggi Famosi, Spettacolo. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

TORINO – Lapo Elkann, nipote dell’avvocato Gianni Agnelli e responsabile della promozione del marchio della Fiat, è stato ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale Mauriziano di Torino a causa di un’intossicazione da sostanze stupefacenti.

Secondo una fonte dell’ospedale, Lapo, 28 anni, sarebbe stato ricoverato per gli effetti di un cocktail di cocaina e farmaci.

All’ospedale Lapo ha già ricevuto la visita del fratello John e del padre Alain Elkann che ha dichiarato: «Lapo sta meglio, molto meglio. Tutto è tranquillo».

L’ufficio stampa della Fiat ha inizialmente smentito le voci di un ricovero di Lapo Elkann. Un portavoce, infatti, ha inizialmente dichiarato all’agenzia di stampa Apcom che «la notizia è destituita di fondamento». Più tardi è arrivata invece la conferma ufficiale: «Lapo Elkann è stato ricoverato questa mattina per insufficienza respiratoria su base farmacologica. Le sue condizioni non destano preoccupazioni e sono di assoluta tranquillità clinica», ha dichiarato un portavoce della Fiat.

La Procura di Torino ha aperto un’indagine, e le ricerche sono partite proprio dalla ragazza che era con lui e ha chiamato il 118.

Fonte: Corriere.it / Repubblica
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INTERROGATE ALTRE PERSONE – Almeno tre persone che hanno trascorso la serata con Lapo Elkann, prima della sua crisi e del suo ricovero in ospedale, sono state portate in Questura per essere ascoltate. Secondo quanto è stato possibile ricostruire anche sulla base delle testimonianze di alcuni residenti della zona, il giovane sarebbe stato soccorso da un’ambulanza in via Marocchetti 21 verso le 9,30. Si trovava in uno stabile in cui vi sarebbero appartamenti che la Fiat (che lì vicino ha il suo centro storico) mette a disposizione dei dirigenti: «Lo vedevano da un paio di mesi», hanno detto i testimoni.

Fonte: Corriere.it
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La testimonianza del travestito Donato Broco, detto Patrizia: «Lapo è un bravo ragazzo. Con lui c’era un rapporto di confidenza e fiducia: arrivò da solo verso le 23 e chiese compagnia».

TORINO — «Ci ho messo tanto a farmi accettare, e adesso guarda che situazione pazzesca». Voce cavernosa e gentile che ogni tanto si spezza in un pianto trattenuto, al citofono di una casa di ringhiera a San Salvario diventata rifugio e penitenza.
Donato Broco detto Patrizia sa che pagherà comunque un prezzo, una notorietà inattesa e non richiesta che diventerà il bastone nei raggi di una vita complicata e semplice al tempo stesso. «Cerca di capire, io sono ai margini dell’emarginazione», e nella concitazione è un gioco di parole che contiene un elemento di verità . «Io sono una persona sensibile e rispettosa, un buon cittadino». E a modo suo, lo è davvero. Ingenua, anche: «Sapete veramente come sta Lapo?».

Donato Broco è un uomo di 53 anni che veste da donna e parla di sé al femminile, come se lo fosse.
Il treno per Torino lo ha preso quasi trent’anni fa, dalla Puglia. E’ nato a Bari, ultimo di tre fratelli.

«Patrizia» si è costruito una vita all’interno di un microcosmo strano, quello dei travestiti come lei che lavorano sul marciapiede di casa, una ventina di persone che si muovono sul ferro di cavallo composto da corso Dante, corso Massimo d’Azeglio, e via Marochetti, dove lei abita da sedici anni, dove la scorsa notte si sono incontrati due mondi lontanissimi, il suo e quello di Lapo Elkann. «E’ una cara persona, un ragazzo bravissimo che non farebbe male a una mosca», dice in modo spontaneo, di getto, con una specie di istinto protettivo. «Non ci sono grandi segreti nella mia vita», aggiunge convinta.

La sua scelta l’ha fatta da tanto tempo. Accettarsi così, senza inibizioni, fino alla partecipazione a Miss Trans Puglia, sapendo bene che una buona parte della sua famiglia non avrebbe capito.

Fare il travestito per campare, «il mio unico lavoro», incontrarsi con personaggi del sottomondo calcistico e dello spettacolo fino a confessarlo in televisione, come ai tempi dell’inchiesta sul centro massaggi Viva Lain, tre anni fa. Quella di Donato-Patrizia e di altre creature notturne che si chiamano «Fulvia», «Lidia», oppure, ultime arrivate in un gruppo avanti con l’età , «Cinzia» e «Tati», gli altri due suoi ospiti di quella serata sciagurata, è una piccola comunità .
Ma non è, non può esserlo, una realtà e una vita facile, e non solo per le piccole invidie e le liti sui clienti. E «Patrizia» lo sa bene, vivendo ai margini si fanno brutti incontri. Lei in questi anni si è svenata per aiutare quello che in strada chiamano «suo marito», un pregiudicato da anni in carcere per rapina a mano armata e altri reati del genere.
Tutti sanno che «Patrizia» è una persona particolare, come si guadagna da vivere, chi è, chi vorrebbe essere. «Io faccio quel lavoro per vivere, e da molti anni», spiega lei cortese. «Non ho mai dato problemi a nessuno, so stare alle regole». Certo, fa impressione, dice Marika, la segretaria che riscuote il suo affitto. Sentire quel vocione, vederlo, alto più di un metro e ottanta, massiccio, e sempre vestito da donna, un trucco pesante spalmato su lineamenti molto maschili. Ma poi ci si abitua. Patrizia sa che il suo aspetto può causare imbarazzo. Con Marika parla e scherza, vivono quasi una accanto all’altra. Il travestito la rimprovera sempre quando sbaglia l’abbinamento dei vestiti, le fa vedere la sua nuova bigiotteria, parla orgogliosa e dei suoi seni, rifatti nuovamente pochi mesi fa.

Poi capita quella sera, e «Patrizia» diventa famosa sulla scia della disgrazia di Lapo Elkann, che frequentava da qualche tempo il suo monolocale, con il quale — sostiene — c’era un rapporto di confidenza e fiducia. La sua versione dei fatti è necessariamente fredda, da mattinale di questura. Ha raccontato di averlo visto arrivare alle 23, da solo. Lo ha fatto salire e lui ha chiesto altra compagnia. «Patrizia» ha chiamato «Cinzia» e «Tani» perché sapeva che erano poco distanti, le aveva appena lasciate una volta ricevuta la chiamata del manager Fiat.
Dice di essersi astenuta dall’uso di droga. Gli altri due travestiti se ne sono andati verso le 4.30 del mattino. Lapo è stanco, chiede se può fermarsi a dormire. Mette la sveglia al suo telefono cellulare, — «7.30, credo» — perché al mattino deve andare in ufficio, ma non la sente, o non funziona.
Quando «Patrizia» si alza, lo trova sveglio, ma incapace di muoversi, rantolante, e chiama («subito», dice) il 118. Questa è la storia, e questo è Donato Broco, con l’imbarazzo che si porta dietro e quasi si scusa di avere causato.

Fonte: Corriere.it / Repubblica

Categories: Personaggi Famosi, Spettacolo
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